E’ Stato tortura (l’editoriale di Malacqua)

Molto si è scritto sulla sentenza europea contro l’Italia in merito alle torture avvenute alla scuola Diaz durante il G8.
La sentenza era prevedibile e non sorprende nessuno.
Di certo non sorprende chi quella notte era là e la tortura l’ha subita sul proprio corpo. Pratica di tortura che portò ai fermi ingiustificati nella casa dell’orrore in cui si trasformò quella notte la caserma di Bolzaneto. Pratica di tortura che spezzò un movimento di persone che stava facendo tremare i grandi del mondo assediati dal futuro. Pratica di tortura legalmente autorizzata dai vertici politici dell’epoca. Non servono sentenze per sapere. Lo sa chi c’era, lo sa chi ha cercato la verità negli occhi di chi c’era.

Qualche radical chic si meraviglia e si indigna per le parole scritte su facebook da Fabio Tortosa, uno degli agenti che quella maledetta notte compirono il massacro. Il povero Tortosa, dal basso della sua incultura morale e civile, sostiene che rifarebbe tutto, che loro erano nel giusto.
Gli stessi di cui sopra, applaudono alla sospensione del poliziotto-mela marcia, dall’animo cattivo e corrotto. Così si sono rimesse le cose al loro posto; possiamo continuare ad ammirare il lavoro meritorio, onesto e sinceramente democratico delle nostre forze dell’ordine. E’ pur vero che i condannati in via definitiva per il G8 di Genova continuano a occupare incarichi istituzionali; De Gennaro in primis, è il presidente di Finmeccanica, ma questo, si è affrettato a dire Renzi, è necessario per non scontentare gli azionisti.

Le persone non possiedono “quote azionarie” in una democrazia autoritaria; i loro desideri contano il tempo di una comparsata in qualche talk in cui i bravi democratici sorridono e promettono comprensione e attenzione fasulle.

In teoria la polizia non può commettere reati per nessuna finalità, come sottolinea il pm genovese Zucca. Ma in Italia, per limitarci al discorso sulle pene nostrane, la cultura che infonde le forze dell’ordine è profondamente autoritaria e fascista. Ben lo sanno i politici che avallano certe pratiche e in cuor loro le applaudono come necessarie ad imporre il potere.
Atti di tortura avvengono nelle carceri speciali; in atti di tortura sono incappati Stefano, Federico e troppi altri, massacrati a morte dagli agenti.

Intanto, per salvare la faccia a livello europeo, è in discussione la legge che istituisce il reato di tortura. Ovviamente tutto fatto all’italiana, stravolgendo l’impianto originario che ricalcava la Legge Onu. Senza entrare nei dettagli, basti dire che per la magistratura sarà difficilissimo stabilirne la violazione e dimostrare l’Intenzionalità dell’atto, unico caso in cui si potrà parlare di tortura vera e propria.

Sarà questione di sfumature; forse, per scoprire la tortura, verranno analizzate con la lente d’ingrandimento le colorazioni violacee dei lividi e delle ecchimosi, come quelle che mostrava il corpo morto di Stefano Cucchi.
Forse il colore di un corpo massacrato dai manganelli è solo il colore della pelle di un Paese moribondo.

Pina Zechini
(radiomachete.org)

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