FERMARE GREEN HILL, il libro. (l’ Editoriale di Malacqua)

“Fermare Green Hill” racconta le vicende che hanno portato nel 2012, alla chiusura dell’allevamento omonimo di cani beagle, destinati alla sperimentazione, alle torture e alla morte nei laboratori di ricerca. E’ anche la storia del Coordinamento, auto-costituitosi per fermare gli orrori commessi all’interno dell’allevamento. Il libro narra i fatti, le lotte, le campagne pubbliche, la cronaca di questi anni; ma ci offre anche le emozioni e il profondo senso etico di un gruppo di ragazze e ragazzi, che senza mezzi economici ma con assoluta fermezza morale, è riuscito a far chiudere il colosso di Montichiari, di proprietà della multinazionale Marshall Farm, dove erano rinchiusi più di 2500 cani. A parlare sono direttamente le loro voci, i loro vissuti e quelli degli animali liberati.

La lotta passa per tanti momenti di condivisione collettiva; per l’esaltazione delle liberazioni; ma passa pure per le tante, troppe denunce inascoltate, denunce presentate alle Asl e alle autorità politiche e giudiziarie.

I ragazzi del Coordinamento sono riusciti a montare una campagna mediatica che ha coinvolto migliaia di persone, portando a Roma, nel settembre del 2010, più di diecimila persone, in quella che è stata considerata la più grande manifestazione animalista di sempre in Europa.

Ma a contare non sono i numeri, non solo. È la determinazione di chi si è impegnato nella lotta ogni giorno fino ad ottenere la chiusura del lager. Vista l’attenzione mediatica anche la politica nazionale si è dovuta occupare suo malgrado, della questione. Nonostante le pressioni di eminenti vivisettori, a marzo 2014 l’Italia vieta finalmente l’allevamento di cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione scientifica; è un primo passo.

Nel corso delle lotte e soprattutto dopo l’occupazione del tetto durata 29 ore, i politici si accorgono per magia di cos’è Green Hill. Compare la signora Brambilla, che di colpo è diventata una convinta animalista; e poi soggetti inquietanti come il gruppo dei “Centopercento Animalisti”, vicini all’estrema destra di Casa Pound. Tutti vogliono approfittare delle lotte, ma in nessun momento il Coordinamento accetta la falsa comunanza di ideali sbandierata. Gli attivisti si dichiarano innanzitutto Antifascisti e nulla vogliono spartire con i ceffi destrorsi nostrani. Anche nel momento esaltante della liberazione dei cani, i ragazzi rifiuteranno la foto ufficiale per i giornali con la Brambilla. E questo fa onore a loro e a chi lotta senza secondi fini.

Il testo è certamente interessante per tutti coloro che sono sensibili alle rivendicazioni legate alla causa animalista e antispecista; e chi scrive la condivide totalmente. Ma mostra anche aspetti interessanti legati ai magnati del capitalismo globale. La questione animale è solo una parte del lucroso affare della sperimentazione; una parte di quegli investimenti milionari che fruttano giganteschi profitti alle industrie. Forse non si è pienamente consapevoli del fatto che l’industria agro- chimico- farmaceutica è un colosso finanziario, secondo solo a quello del petrolio. C’è una stridente connessione tra denaro e spazio pubblico (come quello dei laboratori universitari) e i profitti dei privati. La lotta di questi ragazzi dunque, per quanto circoscritta a una singola realtà, è una lotta simbolo contro questo marcio sistema economico.


Ovviamente la macchina giudiziaria si è mobilitata contro gli attivisti. Nuovamente, come per tante lotte contemporanee, la legge non coincide con la Giustizia.

Negli anni, i militanti del Coordinamento sono stati raggiunti da avvisi di garanzia e provvedimenti vari per le azioni compiute durante la Campagna “Fermare Green Hill”.

Pare sia illegale occupare un tetto, non torturare e uccidere.

Finalmente, il 23 gennaio 2015, i dirigenti di Green Hill sono stati condannati per uccisione e maltrattamenti di animali.

Pina Zechini

(Il libro è autoprodotto dal Coordinamento “Fermare Green Hill”. Servirà per sostenere le spese legali degli attivisti).

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