LA CATTIVA SCUOLA

Renzi ha chiamato la sua riforma dell’istruzione “Buona Scuola”.

Siamo così abituati all’uso di parole in libertà, che diamo per scontati il significato del termine Riforma e dell’aggettivo Buona.

Ma, a leggere il testo presentato dal governo, anche un profano delle questioni scolastiche resterebbe basito, dinanzi allo stravolgimento linguistico legato al senso vero del progetto.

Intanto va detto che “Scuola” in greco antico, significava “tempo libero” e con tale accezione noi l’abbiamo ereditato: tempo libero dalla fatica del lavoro fisico, era il luogo della conoscenza, del piacere e della libera espressione intellettuale.

Renzi, come i precedenti governi, intende la scuola in modo esattamente opposto. Nella riforma non c’è alcun riferimento alla parola pedagogia, che dovrebbe essere la base di tutto il sistema-scuola; grandi assenti sono inoltre i termini cooperazione, solidarietà e affettività.

La scuola renziana diviene uno strumento formativo dei futuri lavoratori precari: dal concetto di tempo libero del mondo greco, si è giunti al tempo della libera impresa capitalistica.

In questo senso vanno i super-poteri assegnati ai dirigenti scolastici. Già era scomparsa la figura del preside pedagogo, sostituita da quella del dirigente d’azienda; ora, in linea e parallelamente con le norme del job act, il capo d’istituto diventa padrone assoluto della scuola potendo scegliere personalmente gli insegnanti e intervenire sulla didattica. Ci si libera in un colpo solo degli insegnanti troppo sindacalizzati, delle giovani insegnanti/future mamme, dei maestri terroni, comunisti, gay, alternativi… Che bella prospettiva il prof-macchina che insegnerà sempre le stesse cose, senza spazio per dubbi e criticità costruttive.

La pseudo riforma prevede anche l’azzeramento delle decisioni collegiali e bonus economici ai professori in base al gradimento di genitori e studenti; come dire, un po’ modello Marchionne e un po’ stile reality con televoto.

Naturalmente gli investimenti nell’edilizia scolastica sono assenti; gli scarsi fondi sono a disposizione di quelli che sceglieranno di mandare i propri figli nelle scuole paritarie, che usufruiranno di allettanti sgravi fiscali.

I punti critici sono moltissimi, non da ultimi le mancate risposte al precariato docente e la possibilità di destinare il 5 per mille alle singole scuole, in spregio al principio di uguaglianza formativa sancito dalla Costituzione.

Come se non bastasse, il governo si riserva il diritto di decidere con decreto temi di fondamentale importanza come il diritto allo studio, la valutazione e la questione dell’istruzione 0-6 anni.

Questa non è una riforma, non ha nulla che possa connotarla come tale. Se usassimo con onestà la lingua italiana, la chiameremmo la Controriforma della “Cattiva Scuola”, ciò che non vorremmo mai vedere, il punto zero del diritto e dell’istruzione.

Tanti ringraziamenti al Partito democratico per l’ennesimo boccone avvelenato.

Pina Zechini (Radio Machete)

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