F.I.C.o: energia per le lobbies. (l’editoriale di Malacqua)

Pochi sanno, anche a Bologna, cosa si nasconda dietro l’acronimo F.I.C.o.

Si tratta della Fabbrica italiana contadina, un mega parco della filiera alimentare che sorgerà nell’area Caab, il centro agro-alimentare di proprietà del Comune.

E’ un progetto locale perché legato ad un preciso territorio, ma tocca molte questioni di carattere generale.

Fico è stato ribattezzato la “Disneyland del cibo”; infatti, come in un parco giochi, si potrà scegliere su quale giostra salire: dall’ameno orticello di pomodori, al macello per sgozzare gli agnelli o all’acquario con le anguille del Po.

L’idea sarebbe quella di ricreare come su un palcoscenico, un agrumeto siciliano accanto ad un laghetto padano per mostrare l’intera filiera del cibo.

Queste assurdità decontestualizzate dai luoghi di produzione, nulla hanno a che vedere con la consapevolezza alimentare e l’eccellenza italiana di cui tanto si (s)parla. Eppure la spettacolarizzazione del cibo è solo un aspetto del problema e neppure il peggiore.

Siamo dinanzi ad una fiera del ridicolo che nasconde giganteschi interessi economici legati alla speculazione edilizia e finanziaria e alle logiche di mercato della grande distribuzione.

Il Comune di Bologna, proprietario dell’area Caab, ha messo “a disposizione” i propri immobili per un valore di 55 milioni di euro. Siamo alle solite: la svendita in saldo di beni pubblici a tutto vantaggio degli investitori privati. Perché chi guadagnerà tantissimo dal progetto sono ben noti gruppi economici: Eataly World di Oscar Farinetti, Coop Adriatica e vari altri soggetti, non da ultima nientemeno che la Fondazione Carisbo (Banca Intesa-SanPaolo) già sponsor ufficiale di Expo e che oltre ad aver investito nel progetto 6 milioni di euro, è proprietaria di vaste aree intorno al Caab. Aree magicamente divenute negli anni, grazie al Comune di Bologna, da superfici agricole a zone di potenziale urbanizzazione (abitativa e commerciale). Il giochino è perfetto: Fico produrrà nuove cementificazioni dove non c’è nessun bisogno di nuove case e mega centri commerciali.

Come Expo (non a caso l’apertura è prevista immediatamente dopo la chiusura dell’Esposizione milanese), Fico risponde alla logica del grande evento, con la differenza che sarà permanente, come la cementificazione e i profitti per i soliti noti.

Ci permettiamo di dubitare inoltre, che le migliaia di posti di lavoro annunciati, abbiano lo stesso carattere di eternità. Se Expo è il modello, andrà bene se si avranno contratti precari ma scommettiamo nella richiesta di solerti volontari pronti (e proni) a fare esperienze e curriculum.

Uno degli slogan coniato da “La foglia di Fico”, coordinamento di varie realtà locali che si batte contro il mostro, recita “Da Expo a Fico. Affamare il pianeta, energia per le lobbies”; ci sembra perfetto per riassumere l’ennesima presa in giro ai danni dei cittadini.

Marco Martucci, Pina Zechini

(Radiomachete.org)

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