MARE NOSTRUM. UN MARE DI TOMBE

Pochi giorni fa, altri esseri umani sono morti nel Mar Mediterraneo: 38 persone, ma secondo alcuni testimoni, le vittime sarebbero circa 300.

La stampa chiama questi eventi sciagure, tragedie, disgrazie, come se il mare fosse di per sé un’avventura mortale e l’affrontarlo, determinasse il rischiare la propria esistenza. Qualcuno li chiama “viaggi della speranza” quasi fossero una sorta di pellegrinaggio religioso per chiedere una guarigione. Per quanto riguarda coloro che affrontano il mare, raramente vengono definiti individui, persone, esseri umani, in maniera neutra e linguisticamente corretta. Solitamente sono detti profughi, se va bene rifugiati, nella maggior parte dei casi “clandestini”.

L’aggettivo viene utilizzato come un sostantivo a sé che richiama nell’opinione pubblica, lo spettro di qualcosa di illegale, torbido, nascosto; qualcuno giunto in Italia per operare chissà quale devastazione sociale ed economica.

Nei fatti, l’unica differenza tra coloro che arrivano riguarda quanto denaro possiedono. Se hanno la carta di credito sono viaggiatori, turisti, studiosi e mille altre cose, indipendentemente dal Paese di provenienza; se sono poveri e arrivano su un barcone di fortuna, l’unico termine caratterizzante è “clandestini”.

In momenti di crisi, come quella che si profila in Libia, la stampa di regime gioca un ruolo essenziale nel manipolare le opinioni. Un paio di giorni fa, il Corriere della Sera titolava “Doppio fronte, mai stati così esposti”, riferendosi alla imminente, presunta invasione di duecentomila clandestini pronti ad imbarcarsi. Accanto alla paura che i tagliagole dell’Isis attacchino l’Italia, si paventa l’incubo immigrazione creando nel contempo patetiche giustificazioni all’attacco italiano alla Libia.

Nessuno si sogna di raccontarci qualche semplice fatto storico-politico: è stato l’imperialismo europeo in Iraq, Medio Oriente e ora in Nord Africa, che ha fomentato conflitti etnici e religiosi.

E’ falso che la Libia sia invasa dall’Isis; è vero invece che l’Europa con l’attacco a Gheddafi, ha contribuito fortemente a destabilizzare un territorio già instabile. Altro dato oggettivo sono gli interessi egiziani e francesi in Libia, e non in secondo piano, quelli italiani. Certamente un eventuale attacco favorirà l’attuale governo libico, sostenuto dai re del petrolio del Golfo Persico e da precisi interessi economici.

Questa è la situazione, oggi. Ma la vita delle persone che attraversano il mare non ha mai contato granché per i governi italiano ed europeo.

Ce lo raccontano le leggi inique come quella sul reato di clandestinità; si affronta la questione solo dal punto di vista emergenziale senza rispondere al reale bisogno di certezze e diritti dei migranti.

I clandestini contano per la Lega di Matteo Salvini che li adopera come spauracchio sociale. Contano per gli affaristi che fanno denari nella gestione dei centri di accoglienza.

Quelli che muoiono, non contano per nessuno; invisibili, come le loro tombe, inghiottite nel Mare Nostrum.

Pina Zechini

(Radio Machete)

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