L’EVASIONE IMPOSSIBILE- Il libro Sante Notarnicola e l’editoriale di Malacqua.

9527770703_242b98bfa3_z“L’evasione impossibile” è un libro che ci racconta almeno tre storie: la formazione e le imprese della banda Cavallero, rapinatori di banche spinti non da interessi personali ma da lucida visione politica. È anche la storia dei fallimenti del PCI, del suo lento trasformarsi in partito riformista o socialdemocratico e delle illusioni e disillusioni della base operaia, stretta tra l’anelito al cambiamento attraverso le lotte e la pratica politica dei dirigenti. Da ultimo, ma non meno importante, è il racconto della condizione dei detenuti nelle carceri italiane dagli anni Sessanta in poi, e delle battaglie intraprese per cambiare l’esistente.

A raccontare in prima persona è Sante Notarnicola con l’onestà intellettuale e umana che lo caratterizzano. Nulla viene taciuto, non vi è alcun tentativo di nascondere gli errori fatti; non vengono addossate colpe ad alcuno, se non allo stato borghese colpevole di volere la sconfitta di un intero popolo.

Non è un racconto di cronaca nera, come in un recente articolo apparso su “Il fatto quotidiano” si vorrebbe liquidare, vergognosamente, la vita dell’autore.

“Sante Notarnicola, … bandito” si dichiarò ai carabinieri che lo arrestarono.

Un bandito per i potenti perché il rigore con cui ha perseguito le sue idee è inconcepibile ai più. Un bandito per il PCI che stava, già alla fine degli anni Cinquanta, tradendo la sua base e i valori della Resistenza; un partito in cui la tensione rivoluzionaria diventava burocratizzazione delle esistenze. Mentre Sante era in carcere è arrivato il ’68, le lotte degli anni ’70 a chiarire le differenze tra un partito divenuto di governo e le aspirazioni di cambiamento dei movimenti extraparlamentari, operai e studenteschi.

Ma Sante non si ferma neppure in carcere. Parla con i detenuti, li ascolta e instaura rapporti di fraternità con un’umanità allora totalmente dimenticata. La galera, dopo un processo farsa che vorrebbe condannare il dissenso di un’intera generazione, non è la conclusione di un percorso esistenziale e rivoluzionario. Nonostante i continui spostamenti nei carceri più duri della penisola, i lunghi periodi di isolamento, le intimidazioni ricevute, Sante riesce a organizzare rivolte che strappano significativi miglioramenti per i detenuti. Costringe la politica dei palazzi a confrontarsi con il tema dei diritti di ciascun individuo, anche di chi sta in prigione, spesso perché spinto all’illegalità dallo stato che nega lavoro e dignità a tutti.

A distanza di tanti anni dalla stesura de “L’evasione impossibile” ci colpisce poco e ci scalda molto che l’Italia sia peggiorata. La repressione è la pratica che le istituzioni usano per sedare il dissenso, l’informazione non è libera. E avremo bisogno di libri come questo, tanto lontano e tanto attuale per ricordare da dove veniamo e per decifrare la realtà.

Marco Martucci

Pina Zechini

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