Il dissenso è associazione a delinquere nel paese del partito nazione

10389176_1524228864518692_4499147797797261719_nIl dissenso è associazione a delinquere nel paese del partito nazione Dopo le ultime contestazioni al PD locale e nazionale, il Procuratore di Bologna Giovannini, appoggiato da Sindaco e Questore, avanza l’ipotesi di contestare al collettivo Hobo l’accusa di “associazione a delinquere”.
Un accusa grave, quella di Giovannini, nei confronti di un collettivo studentesco che nell’ultimo periodo è stato oggetto di discussione della stampa anche nazionale.


La goccia che ha fatto traboccare il vaso, pare sia stata la contestazione di venerdì scorso, durante lo sciopero generale della GIL, al ministro Madia, ospite dell’Alma Mater Studiorum: anche in
quell’occasione, le forze dell’ordine hanno imposto l’ordine pubblico a suon di manganelli, impedendo qualsiasi contestazione di merito.”Fa sorridere l’associazione a delinquere” afferma la ragazza rimasta ferita dagli ultimi scontri con la polizia. “Siamo nel paese di Mafia Capitale e nella Regione dove si rubano i soldi dei cittadini per comprare sex toys”.Fa riflettere anche il fatto che finché si contestava il governo Berlusconi, con questi e altri metodi, a nessuno è mai venuto in mente di iscrivere qualcuno tra le associazioni a delinquere. Queste pratiche venivano considerate una sorta di dialettica politica, e il dissenso aveva una sua legittimità.Oggi siamo di fronte al tentativo di “criminalizzazione del dissenso” e di soffocare ogni forma di opposizione al Partito Democratico, che mette in atto gli strumenti più vari per reprimere le contestazioni: dalla repressione alla compravendita di favori. Un autentica espressione della democrazia di questo Paese!“A Bologna non si capisce più chi sia il Sindaco, il Procuratore e il Questore – ha dichiarato Loreti (Rossa Bologna) alla conferenza stampa dei collettivi – la solidarietà di Rossa va agli studenti colpiti dalle minacce delle istituzioni bolognesi – e aggiunge – in un momento in cui il PD sta perdendo su ogni fronte, a partire dalla sua credibilità sul piano elettorale, sociale e politico, l’unica arma che gli rimane è alzare la voce e il manganello contro chi tenta di riappropriarsi degli spazi di democrazia vera”.
Accuse di teppismo a parte, l’accaduto ha dell’incredibile e sopratutto del pericoloso: l’accusa di associazione a delinquere si da ai delinquenti, non a chi cerca -con i metodi che ritiene opportuni- di opporsi alla mattanza sociale messa in atto dal partito unico PD in Italia su “caldo consiglio” dell’Unione Europea. Questa potrebbe forse essere una farsa per mettere paura, oppure potrebbe rivelarsi una passo in avanti verso la repressione totale di chi non ci sta. Fatto sta che non ci s(t)iamo: chi cerca di reprimere è lo stesso di chi ci vuole uccidere a colpi di job act, fiscal compact e decreto Lupi, così come coloro che cercano di resistere sono gli stessi che non rinunceranno a gridare che il PD fa un solo interesse: quello dell’UE!

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